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Prodotto di Montagna

"Prodotto di montagna" è un'indicazione facoltativa di qualità, istituita dall'art. 31 del Regolamento (UE) n. 1151/2012, del 21 novembre 2012. L'opportunità di contrassegnare i propri prodotti con tale indicazione ha origine dall'intenzione del legislatore di offrire chiarezza al consumatore rispetto alla loro provenienza e alle loro caratteristiche intrinseche, arricchendo il quadro normativo nazionale sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari. Allo stesso tempo di consegnare al produttore uno strumento commerciale efficace.

L'indicazione "prodotto di montagna" può venire così assunta per identificare i prodotti destinati al consumo umano, nel nostro caso latte e suoi derivati, per ottenere i quali gli alimenti somministrati agli animali provengono in maniera prevalente da zone di montagna ed anche la trasformazione ha luogo in zone di montagna.

Per zone di montagna si intendono le aree ubicate nei comuni classificati totalmente montani e parzialmente montani, di cui all'art. 32 paragrafo 1 del regolamento (UE) n. 1305/2013, e indicati nei Programmi di Sviluppo rurale delle rispettive regioni/province. Il Decreto del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali n. 57167 del 26 luglio 2017, disciplina le condizioni d'uso dell'indicazione facoltativa di qualità "prodotto di montagna" e la concessione delle deroghe per alcune operazioni di trasformazione svolte al di fuori della zona di montagna.

Sintetizzando per quanto riguarda l'oggetto di questo documento, nel caso di prodotti di origine animale il decreto prevede che l'indicazione può essere applicata a:

-  prodotti ottenuti da animali allevati nelle zone di montagna e trasformati in tali zone;

- derivanti da animali allevati, per almeno gli ultimi due terzi del loro ciclo di vita, in zone di montagna, se i prodotti sono trasformati in tali zone;

Per i ruminanti la proporzione degli alimenti non prodotti in zone di montagna non deve superare il 40%. 

Ma il latte di montagna si differenzia effettivamente da quello di pianura? Per rispondere a questa domanda facciamo parlare i dati. Ogni anno viene pubblicato un report relativo ai principali indicatori della qualità del latte lombardo, nell'ambito di un progetto sinergico tra Unioncamere Lombardia, Direzione Generale Agricoltura Regione Lombardia, Associazione Regionale Allevatori della Lombardia e CLAL. Ad oggi sono disponibili i dati per l'anno 2018, ancora parziali quelli del 2019 ma che nella sostanza ricalcano i valori del precedente anno, a questi ci riferiamo riportando il confronto tra quanto rilevato per la provincia di Sondrio, territorio interamente montano, e l'intera regione Lombardia.

Per ciascun parametro vengono evidenziati i valori medi ponderati, calcolati considerando la quantità di latte prodotto e commercializzato mensilmente dal singolo produttore lombardo moltiplicata per la media dei valori analitici delle analisi per il pagamento della qualità (minimo due campionamenti al mese). 

I parametri qui presi in considerazione sono: 

  • Grasso (grammi/100 millilitri, Peso/Volume), 
  • Proteine (grammi/100 millilitri, Peso/Volume), 
  • Caseine (grammi/100 millilitri, Peso/Volume), 
  • Residuo Secco Magro (grammi/100 millilitri, Peso/Volume), è dato dall'insieme dei costituenti del latte escluso il grasso.. 

Per ogni parametro, nel grafico vengono visualizzati l’andamento regionale, linea sottile, e quello provinciale, linea in grassetto.  Sopra il grafico è indicata la quantità totale del latte prodotto e commercializzato nel 2018 dai produttori oggetto della specifica analisi.  E' immediatamente apprezzabile per ognuno di questi parametri, che rappresentano i principali indicatori nutrizionali, come i valori relativi al latte proveniente dall'area montana siano sensibilmente superiori rispetto alla media regionale. 

Grasso (g/100ml P/V) - Totale latte Lombardia analizzato:  4.858.184 Ton.

Caseine (g/100ml P/V) - Totale latte Lombardia analizzato: 3.917.363 Ton

Residuo Secco Magro (g/100ml P/V) - Totale latte Lombardia analizzato 3.614.654 Ton

I maggiori contenuti nutrizionali del latte prodotto in montagna sono indicatori di forme di allevamento ancora legate alla tradizione ed al territorio, pur avendo gli allevatori intrapreso un percorso tecnico per l'aumento della produttività, necessario ad ammortizzare, per quanto possibile, il divario tra i costi di produzione delle proprie aziende e quelli delle aziende della pianura. Un dato esemplificativo in questo senso é quello riferito alle ore di lavoro necessarie per produrre una tonnellata di latte: 35,1 nella montagna alpina, 8,2 in Pianura Padana, così come quello relativo al reddito netto per ora di lavoro, che per gli allevatori della montagna alpina è di 6,22 euro e per quelli della Pianura Padana di 24,09 euro (da Il Mercato del latte, rapporto 2014, Franco Angeli). In tale cornice economica appare giustificata, ed obbligata pena la sopravvivenza economica delle aziende, l'aspirazione a conseguire maggiori produzioni, seguendo la strada della selezione genetica delle bovine e quella dell'evoluzione delle strutture e delle dotazioni aziendali finalizzata a migliorare la produttività del lavoro. Questo ha portato in alcuni casi all'allontanamento dalla vocazione territoriale, in particolare per quanto riguarda il grado di autoproduzione foraggiera, riprendendo di fatto, sia pur con le dovute proporzioni, il modello intensivo della pianura.

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